Cava Graviglione, Conca: “vanno avanti nonostante tutto”
Per il consigliere comunale dei Cittadini Gravinesi: “ora ognuno si assuma le proprie responsabilità”
venerdì 18 settembre 2026
Pubblichiamo di seguito la nota stampa del consigliere comunale dei Cittadini Gravinesi Mario Conca circa la cessione della Cava in Contrada Graviglione.
Non sono bastate le interrogazioni, gli interventi pubblici, le PEC rimaste senza risposta, gli articoli di stampa e neppure i manifesti affissi in questi giorni in città. L'Amministrazione Lagreca ha deciso di andare avanti con la vendita della cava comunale di Graviglione alla società La Tufara, il cui amministratore è il fratello della Vice Presidente del Consiglio Comunale.
Il 16 settembre il dirigente ing. Michele Martinelli ha adottato la determina n. 760 con la quale dispone di procedere alla vendita mediante trattativa privata diretta per 49.660,89 euro. Nello stesso giorno la società acquirente, attraverso il notaio incaricato, aveva già trasmesso al Comune la bozza dell'atto pubblico di compravendita, successivamente esaminata dagli uffici e assunta quale testo di riferimento per la stipula.
Insomma, nonostante tutto quello che è stato pubblicamente e formalmente rappresentato, hanno scelto di accelerare verso il rogito.
Ma negli stessi atti continuano ad emergere questioni che meritano spiegazioni.
L'ultima determina richiama l'articolo 47 del nuovo Regolamento comunale per la gestione e alienazione del patrimonio, approvato dal Consiglio comunale l'11 marzo 2026, e indica oggi in 75.000 euro il valore massimo previsto per una delle ipotesi di trattativa privata diretta.
Peccato che nella stessa deliberazione di Giunta n. 186 del luglio scorso, accanto al riferimento ai 75.000 euro, venga richiamato anche un limite di 50.000 euro per le vendite effettuate mediante quelle procedure.
50.000 o 75.000 euro?
Forse sarebbe opportuno che qualcuno spiegasse ai cittadini quale sia esattamente la disciplina applicabile e rendesse facilmente reperibile il testo vigente del regolamento che, nonostante le mie ricerche, non sono riuscito a trovare sul sito istituzionale.
Ma c'è molto di più.
La vicenda nasce ben prima del nuovo regolamento del 2026. La stima dell'Agenzia delle Entrate era di 50.156 euro; successivamente sono state frazionate le particelle e la superficie interessata alla vendita è passata a 42.015 mq, con un valore rideterminato in 47.476,95 euro. Sono gli stessi uffici a ricostruirlo nell'ultima determina.
Oggi, dopo l'aggiornamento ISTAT, la cifra è diventata 49.660,89 euro.
Tutto questo mentre per quattro anni ho contestato pubblicamente questa operazione, costringendo più volte l'Amministrazione a fermarsi e a tornare sui propri passi.
Adesso non mi interessa soltanto la responsabilità politica. Esistono anche atti amministrativi, istruttorie, attestazioni, valutazioni tecniche, frazionamenti e determinazioni sottoscritti da funzionari e dirigenti.
Per questo, quando l'intera vicenda sarà sottoposta alle autorità competenti, ciascuno sarà chiamato, se richiesto, a spiegare gli atti che ha istruito, predisposto, attestato o sottoscritto, dall'ing. Tragni all'ing. Martinelli passando per l'Architetto Mastrodonato, e tutti coloro che, ciascuno nell'ambito delle proprie competenze, hanno partecipato al procedimento.
Non è una minaccia, è il normale funzionamento delle istituzioni, chi esercita una funzione pubblica risponde degli atti che firma e deve essere in grado di illustrarne presupposti, istruttoria e interesse pubblico perseguito.
Io continuerò a fare ciò che faccio da quattro anni, acquisire atti, formulare domande e tutelare, nelle sedi istituzionali competenti, un bene che appartiene alla collettività.
Per me vendere oltre 42.000 metri quadrati di patrimonio comunale per meno di 50.000 euro, nelle condizioni e attraverso il percorso amministrativo che ho documentato in questi anni, resta una scelta politicamente inaccettabile e una svendita del patrimonio pubblico.
E questa storia, con la firma del rogito, non finirà, semmai comincerà un altro capitolo.
Mario Conca
Consigliere comunale
Cittadini Gravinesi
Non sono bastate le interrogazioni, gli interventi pubblici, le PEC rimaste senza risposta, gli articoli di stampa e neppure i manifesti affissi in questi giorni in città. L'Amministrazione Lagreca ha deciso di andare avanti con la vendita della cava comunale di Graviglione alla società La Tufara, il cui amministratore è il fratello della Vice Presidente del Consiglio Comunale.
Il 16 settembre il dirigente ing. Michele Martinelli ha adottato la determina n. 760 con la quale dispone di procedere alla vendita mediante trattativa privata diretta per 49.660,89 euro. Nello stesso giorno la società acquirente, attraverso il notaio incaricato, aveva già trasmesso al Comune la bozza dell'atto pubblico di compravendita, successivamente esaminata dagli uffici e assunta quale testo di riferimento per la stipula.
Insomma, nonostante tutto quello che è stato pubblicamente e formalmente rappresentato, hanno scelto di accelerare verso il rogito.
Ma negli stessi atti continuano ad emergere questioni che meritano spiegazioni.
L'ultima determina richiama l'articolo 47 del nuovo Regolamento comunale per la gestione e alienazione del patrimonio, approvato dal Consiglio comunale l'11 marzo 2026, e indica oggi in 75.000 euro il valore massimo previsto per una delle ipotesi di trattativa privata diretta.
Peccato che nella stessa deliberazione di Giunta n. 186 del luglio scorso, accanto al riferimento ai 75.000 euro, venga richiamato anche un limite di 50.000 euro per le vendite effettuate mediante quelle procedure.
50.000 o 75.000 euro?
Forse sarebbe opportuno che qualcuno spiegasse ai cittadini quale sia esattamente la disciplina applicabile e rendesse facilmente reperibile il testo vigente del regolamento che, nonostante le mie ricerche, non sono riuscito a trovare sul sito istituzionale.
Ma c'è molto di più.
La vicenda nasce ben prima del nuovo regolamento del 2026. La stima dell'Agenzia delle Entrate era di 50.156 euro; successivamente sono state frazionate le particelle e la superficie interessata alla vendita è passata a 42.015 mq, con un valore rideterminato in 47.476,95 euro. Sono gli stessi uffici a ricostruirlo nell'ultima determina.
Oggi, dopo l'aggiornamento ISTAT, la cifra è diventata 49.660,89 euro.
Tutto questo mentre per quattro anni ho contestato pubblicamente questa operazione, costringendo più volte l'Amministrazione a fermarsi e a tornare sui propri passi.
Adesso non mi interessa soltanto la responsabilità politica. Esistono anche atti amministrativi, istruttorie, attestazioni, valutazioni tecniche, frazionamenti e determinazioni sottoscritti da funzionari e dirigenti.
Per questo, quando l'intera vicenda sarà sottoposta alle autorità competenti, ciascuno sarà chiamato, se richiesto, a spiegare gli atti che ha istruito, predisposto, attestato o sottoscritto, dall'ing. Tragni all'ing. Martinelli passando per l'Architetto Mastrodonato, e tutti coloro che, ciascuno nell'ambito delle proprie competenze, hanno partecipato al procedimento.
Non è una minaccia, è il normale funzionamento delle istituzioni, chi esercita una funzione pubblica risponde degli atti che firma e deve essere in grado di illustrarne presupposti, istruttoria e interesse pubblico perseguito.
Io continuerò a fare ciò che faccio da quattro anni, acquisire atti, formulare domande e tutelare, nelle sedi istituzionali competenti, un bene che appartiene alla collettività.
Per me vendere oltre 42.000 metri quadrati di patrimonio comunale per meno di 50.000 euro, nelle condizioni e attraverso il percorso amministrativo che ho documentato in questi anni, resta una scelta politicamente inaccettabile e una svendita del patrimonio pubblico.
E questa storia, con la firma del rogito, non finirà, semmai comincerà un altro capitolo.
Mario Conca
Consigliere comunale
Cittadini Gravinesi