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Russell Crowe: dal Circo Massimo alle foreste di Sherwood

Ritorna sullo schermo un “rivisitato” Robin Hood

A dieci anni dal film che l'ha fatto entrare nel mito cinematografico nei panni del comandante Massimo Decimo Meridio, il gladiatore Russell Crowe torna ad impossessarsi delle gesta di un altro storico giustiziere in passato portato sul grande schermo da Kevin Costner: stiamo parlando di Robin Hood.
Per chi si aspettava un ennesimo racconto delle gesta eroiche e rocambolesche del leggendario eroe che ruba ai ricchi per dare ai poveri, quest'ultima fatica cinematografica di Ridley Scott potrebbe risultare una delusione. In questo caso si narrano genesi e retroscena della nascita di questa leggenda. Un modo originale e inedito di approcciarsi a questa figura che più volte è stata riproposta sullo schermo, visto che si discosta narrativamente e anche visivamente da tutte le pellicole precedenti incentrate sulla leggenda.

Siamo nel XIII secolo dopo Cristo, Robin Locksley è uno degli arcieri a servizio di Sua Maestà Riccardo I, detto Cuor di Leone. Vedendo morire il Re in un'imboscata, Robin decide di tornare in patria insieme ai suoi compagni e sotto mentite spoglie per riconsegnare la corona alla Regina Madre e piangere insieme a lei e ai sudditi di Nottingham la sua dipartita. Ma quello che gli si pone davanti agli occhi una volta sbarcato è uno spettacolo che Robin non avrebbe mai voluto vedere. La Gran Bretagna è un paese sconvolto dalla guerra civile e finito in disgrazia, sia per le lotte intestine tra i baroni del nord che per gli assalti dei francesi decisi a conquistare il conquistabile. Un'epoca buia cui Robin, insieme al suo gruppetto di inseparabili amici e compagni di tante battaglie, cercherà di dare una svolta scatenando nella contea una vera e propria rivoluzione popolare.

Certo, Russel Crowe a cavallo nelle foreste (Nera o Sherwood che sia) e Cate Blanchett (qui nei panni di Lady Marian) in paramenti militari non sono proprio una novità ai nostri occhi. Quello che però intriga è la volontà di scovare le radici storiche delle leggende che avvolgono personaggi da anni amatissimi dal pubblico. In questo caso è affascinante esplorare l'humus che vide poi la nascita della Magna Charta e ricollegarla a Robin Hood, paladino delle "ingiustizie". Va anche detto però che malgrado le ambientazioni fantastiche e le magistrali riprese di guerra, è difficile pensare ad una portata "epica" del film simile a quella de "Il Gladiatore", se non altro per l'assenza di vere e proprie "scene memorabili" e per la colonna sonora documentaristica. Quanto al romanticismo di Kostner, mai come in questa pellicola, è totalmente assente. Ma è evidente che la volontà del regista fosse appunto quello di presentare un prodotto diverso.

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