Colligo Festival, a Gravina due giorni tra musica, cinema e nuove narrazioni
Dal 9 al 10 ottobre il Cinema Sidion ha ospitato la sesta edizione del festival: concerti, dj set e incontri per raccontare la cultura contemporanea e il legame con il territorio.
lunedì 12 ottobre 2026
13.08
Gravina in Puglia si è trasformata per due giorni in un punto d'incontro tra musica, cinema e nuove forme di comunicazione. Venerdì 9 e sabato 10 ottobre, il Colligo Festival è tornato al Cinema Sidion con una programmazione capace di intrecciare linguaggi e sensibilità differenti, mettendo in dialogo artisti, pubblico e professionisti della cultura. Una sesta edizione che ha alternato le esibizioni musicali ai momenti di confronto, confermando la vocazione di Colligo a portare nell'Alta Murgia esperienze e voci della scena culturale contemporanea.
Come per la scorsa edizione, l'impatto emotivo di vedere di nuovo il Cinema Sidion aperto è stato forte sulla cittadinanza, e dargli la possibilità di rivivere gli antichi fasti, anche solo per pochi giorni, contribuisce ad arricchire il valore che eventi del genere hanno per la città.
La prima giornata ha riunito sul palco Rareș, Nico Arezzo, Kyoto e Populous, attraversando sonorità e percorsi artistici diversi. A completare la proposta musicale, i dj set di Fabio Nirta, Comin ed Enzo P, presenti nel programma di entrambe le giornate.
Accanto alla musica, il festival ha dedicato spazio a una riflessione sul modo in cui oggi vengono raccontati gli artisti e si costruisce il rapporto con il pubblico. Protagonisti dell'incontro Bianca Chiriatti e Olmo Paoletti, conosciuto come Camicia Variopinta, in un dialogo moderato da Frank De Felice.
Al centro del talk, il rapporto tra giornalismo e creator, le trasformazioni introdotte dai social network e il ruolo assunto dai nuovi media nella comunicazione musicale. La diffusione dei contenuti digitali ha modificato tempi, linguaggi e modalità di accesso alle informazioni, aprendo nuove possibilità ma anche interrogativi sulla credibilità, sulla ricerca della viralità e sulla responsabilità di chi comunica.
Il confronto ha offerto l'occasione per interrogarsi su cosa significhi raccontare la musica in un panorama in cui la visibilità non coincide necessariamente con l'autorevolezza e in cui la libertà espressiva si confronta continuamente con le logiche delle piattaforme. Una riflessione che ha ampliato il discorso oltre il mondo musicale, toccando questioni centrali per il giornalismo e per la comunicazione contemporanea.
La seconda giornata ha proseguito il percorso musicale con Bassolino Live Band, FreshMula, Fenoaltea, Arya e Hambone. Anche sabato, i dj set di Fabio Nirta, Comin ed Enzo P hanno accompagnato il programma, contribuendo alla varietà della proposta sonora del festival.
Il cinema ha avuto un ruolo centrale grazie all'incontro moderato da Salvatore Ugo Digennaro con Alessandro Piva, regista di "La Capa Gira", seguito dalla proiezione del film del 1999. L'appuntamento ha riportato l'attenzione su un'opera significativa del cinema indipendente italiano, capace di costruire attraverso lingua, personaggi e ambientazione un ritratto fortemente radicato nella realtà barese.
Il dialogo con il regista ha permesso di tornare sul rapporto tra il film e il territorio, soffermandosi sul modo in cui una storia locale possa diventare uno sguardo più ampio sulla società. "La Capa Gira" non è soltanto un racconto ambientato a Bari: è anche un'opera che affida alla lingua e alla specificità dei luoghi una parte essenziale della propria identità cinematografica. La sua presenza al Colligo ha così offerto un'occasione per riflettere sul valore delle storie legate a un territorio e sulla possibilità che queste superino i confini geografici da cui provengono.
Musica, cinema e comunicazione hanno composto un programma articolato, nel quale le esibizioni e i dj set si sono affiancati a momenti di approfondimento.
Dai linguaggi dei social al cinema indipendente, il filo che ha attraversato gli incontri del Colligo Festival è la possibilità di raccontare la realtà senza semplificarla. Che si tratti di una canzone, di un contenuto digitale o di un film, l'arte diventa occasione per interrogarsi sul presente, sulla memoria e sul modo in cui una comunità sceglie di rappresentarsi.
È qui che iniziative come il Colligo trovano il loro significato più profondo: non soltanto nell'offerta di spettacoli, ma nella costruzione di uno spazio in cui pubblico e artisti possano incontrarsi, confrontarsi e riconoscersi. In un territorio ricco di storie e fermenti creativi, investire nella cultura significa anche creare nuove possibilità per chi la produce e per chi la vive.
Il festival lascia così una riflessione che va oltre le singole esibizioni: la musica e il cinema non sono soltanto intrattenimento, ma strumenti per custodire la memoria, mettere in discussione le narrazioni dominanti e immaginare nuove forme di appartenenza. Due giornate in cui Gravina ha fatto spazio a linguaggi diversi, ricordando che la libertà artistica acquista valore soprattutto quando riesce a diventare esperienza condivisa.
Come per la scorsa edizione, l'impatto emotivo di vedere di nuovo il Cinema Sidion aperto è stato forte sulla cittadinanza, e dargli la possibilità di rivivere gli antichi fasti, anche solo per pochi giorni, contribuisce ad arricchire il valore che eventi del genere hanno per la città.
La prima giornata ha riunito sul palco Rareș, Nico Arezzo, Kyoto e Populous, attraversando sonorità e percorsi artistici diversi. A completare la proposta musicale, i dj set di Fabio Nirta, Comin ed Enzo P, presenti nel programma di entrambe le giornate.
Accanto alla musica, il festival ha dedicato spazio a una riflessione sul modo in cui oggi vengono raccontati gli artisti e si costruisce il rapporto con il pubblico. Protagonisti dell'incontro Bianca Chiriatti e Olmo Paoletti, conosciuto come Camicia Variopinta, in un dialogo moderato da Frank De Felice.
Al centro del talk, il rapporto tra giornalismo e creator, le trasformazioni introdotte dai social network e il ruolo assunto dai nuovi media nella comunicazione musicale. La diffusione dei contenuti digitali ha modificato tempi, linguaggi e modalità di accesso alle informazioni, aprendo nuove possibilità ma anche interrogativi sulla credibilità, sulla ricerca della viralità e sulla responsabilità di chi comunica.
Il confronto ha offerto l'occasione per interrogarsi su cosa significhi raccontare la musica in un panorama in cui la visibilità non coincide necessariamente con l'autorevolezza e in cui la libertà espressiva si confronta continuamente con le logiche delle piattaforme. Una riflessione che ha ampliato il discorso oltre il mondo musicale, toccando questioni centrali per il giornalismo e per la comunicazione contemporanea.
La seconda giornata ha proseguito il percorso musicale con Bassolino Live Band, FreshMula, Fenoaltea, Arya e Hambone. Anche sabato, i dj set di Fabio Nirta, Comin ed Enzo P hanno accompagnato il programma, contribuendo alla varietà della proposta sonora del festival.
Il cinema ha avuto un ruolo centrale grazie all'incontro moderato da Salvatore Ugo Digennaro con Alessandro Piva, regista di "La Capa Gira", seguito dalla proiezione del film del 1999. L'appuntamento ha riportato l'attenzione su un'opera significativa del cinema indipendente italiano, capace di costruire attraverso lingua, personaggi e ambientazione un ritratto fortemente radicato nella realtà barese.
Il dialogo con il regista ha permesso di tornare sul rapporto tra il film e il territorio, soffermandosi sul modo in cui una storia locale possa diventare uno sguardo più ampio sulla società. "La Capa Gira" non è soltanto un racconto ambientato a Bari: è anche un'opera che affida alla lingua e alla specificità dei luoghi una parte essenziale della propria identità cinematografica. La sua presenza al Colligo ha così offerto un'occasione per riflettere sul valore delle storie legate a un territorio e sulla possibilità che queste superino i confini geografici da cui provengono.
Musica, cinema e comunicazione hanno composto un programma articolato, nel quale le esibizioni e i dj set si sono affiancati a momenti di approfondimento.
Dai linguaggi dei social al cinema indipendente, il filo che ha attraversato gli incontri del Colligo Festival è la possibilità di raccontare la realtà senza semplificarla. Che si tratti di una canzone, di un contenuto digitale o di un film, l'arte diventa occasione per interrogarsi sul presente, sulla memoria e sul modo in cui una comunità sceglie di rappresentarsi.
È qui che iniziative come il Colligo trovano il loro significato più profondo: non soltanto nell'offerta di spettacoli, ma nella costruzione di uno spazio in cui pubblico e artisti possano incontrarsi, confrontarsi e riconoscersi. In un territorio ricco di storie e fermenti creativi, investire nella cultura significa anche creare nuove possibilità per chi la produce e per chi la vive.
Il festival lascia così una riflessione che va oltre le singole esibizioni: la musica e il cinema non sono soltanto intrattenimento, ma strumenti per custodire la memoria, mettere in discussione le narrazioni dominanti e immaginare nuove forme di appartenenza. Due giornate in cui Gravina ha fatto spazio a linguaggi diversi, ricordando che la libertà artistica acquista valore soprattutto quando riesce a diventare esperienza condivisa.