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“Siamo tutti tufi”

L'espressione "siamo tutti tufi", attingendo al vasto e variopinto vocabolario dialettale, si avvale – nella sua efficacia comunicativa – della duplice accezione insita nel sostantivo "tufo", col quale si intende "duro a comprendere": un'autoaccusa del soggetto che veicola il messaggio, ma al contempo un monito a colui che lo riceve, in quanto partecipe della stessa comunità.

Un gruppo di giovani professionisti negli ambiti più disparati (ingegneri, architetti, sociologi, esperti della comunicazione, operatori del turismo e dei beni culturali, studenti universitari) decidono di "mettere nel mezzo" – come affermavano i teorici della democrazia greca – le accese discussioni sul futuro della città, che costantemente avevano animato le serate in giro per le piazze: teorizzano il cambiamento, ma – più o meno inconsapevolmente – progettano una rivoluzione culturale!
Il colpo di frusta che li spinge ad agire lo fornisce quello che gli storici chiamano "congiuntura di eventi", ossia quella successione di avvenimenti ravvicinati nel tempo che fanno prendere alla storia – o microstoria, nel nostro caso – una piega piuttosto che un'altra.
Il 20 marzo 2011 il comitato "Cosa ci lega" organizza una passeggiata collettiva nei luoghi della memoria deturpati dall'incuria, il cui simbolo più eclatante è la crepa sulla facciata di un palazzo in Via Giudice Montea; il 22 marzo crolla proprio quel palazzo, seguito poco dopo (il 3 aprile) dalla sacrestia della chiesa di Santa Cecilia, entrambi di notevole valore storico-artistico per la città.
Il 23 marzo, con il "funerale di Via Giudice Montea", si celebra l'adozione di un comune sentire, la catarsi di una comunità dal suo atavico immobilismo: STT nasce come moto, spontaneo e impulsivo; cresce come corrente, fluida e corrosiva; diventa un movimento di cittadinanza attiva, le cui iniziali sono cucite sulla maglia di un'ideale condiviso – prendendo in prestito l'espressivismo "sintetico" dell'installazione del luglio 2010, allestita dagli Undergrà nella chiesetta di Sant'Addolorata al Borgo, a Gravina.
Il 28 marzo SIAMO TUTTI TUFI mette l'amministrazione di fronte alle proprie responsabilità, irrompendo in Consiglio Comunale con un comunicato ufficiale in cui chiede il monitoraggio delle criticità del centro storico, nonché l'istituzione di un laboratorio di urbanistica partecipata.
Il 6 aprile i ragazzi di STT invitano l'amministrazione a partecipare a un dibattito aperto all'intera cittadinanza, in cui vengono analizzati gli ultimi cinquant'anni di progettazione urbanistica e di gestione del patrimonio storico-artistico e paesaggistico di Gravina, e proposti strumenti e metodologie per la riqualificazione urbana che attingano anche a fondi regionali e comunitari.

Il processo di cittadinanza attiva è oramai innescato, e pare inarrestabile: esso si nutre dell'educazione dei gravinesi a una rinnovata esperienza civica, in cui la dimensione dell'"abitare" torni al legame simbiotico con la terra genitrice e da essa tragga nuovi modelli di sviluppo, verso la gestione e valorizzazione del "Bene Comune".
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