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Scuola Epitaffio: il comune propone appello
“Riforma della sentenza per un risarcimento del danno che appare esorbitante”
Ricorso al secondo grado di giudizio già preannunciato da Remo Barbi
Pausa estiva. Chiusi i cancelli della scuola Epitaffio. Resta, invece, ancora aperto il contenzioso tra comune di Gravina e proprietari dei suoli su cui è stato edificato l'istituto scolastico.
Era prevedibile che le aule giudiziarie avrebbero ancora sentito parlare di quella scuola. E così sarà, non fosse altro per via del sistema giudiziario italiano estremamente garantista (tre gradi di giudizio, senza grossi "filtri" di accesso).
Il comune di Gravina ha proposto, infatti, appello avverso la sentenza dello scorso 25 maggio. In quella decisione, il Tribunale di Bari, oltre ad affermare che "l'indennizzo assicurato all'espropriato, se non deve restituire una integrale riparazione per la perdita subita, non può essere fissata in misura irrisoria, ma deve rappresentare un serio ristoro, rapportato al valore bene", condannava il comune di Gravina al pagamento di circa 3 milioni di euro come risarcimento danni ai proprietari dei suoli.
Del resto un secondo grado di giudizio lo aveva preannunciato lo stesso Remo Barbi, in una nota inviata alla redazione all'indomani della pronuncia del giudice di prime cure: "Oggi siamo alla sentenza di primo grado e come l'esperienza insegna e, soprattutto sulla base delle argomentazioni del legale del Comune, occorre senz'altro aspettare l'appello e se necessario la Cassazione prima di suonare le trombe."
L'appello verterà sulla richiesta di sospensione dell'efficacia esecutiva della sentenza di primo grado, "sussistendone gravi e fondati motivi" e sulla richiesta di riforma della sentenza "in relazione alla quantificazione del risarcimento del danno che appare assolutamente esorbitante".
Ancora una volta verranno riesaminate le "scartoffie" relative ad un processo senza fine, cominciato nel 1992 quando l'amministrazione individuava un'area di 7978 metri quadri appartenenti per la maggior parte alle famiglie Preite e Capone e approvava il progetto per la costruzione di una scuola elementare, disponendo l'avvio del procedimento per l'espropriazione dei suoli.
Da quel momento in poi la richiesta dei proprietari, che portavano il palazzo di città tutto gravinese, nelle aule dei tribunali: dichiarare inefficace il decreto di esproprio, lamentando che lo stesso fosse stato emesso oltre il termine fissato per il compimento della procedura espropriativa (iniziata il 03 luglio 1992 e scaduto il 03 luglio 1997).
Era prevedibile che le aule giudiziarie avrebbero ancora sentito parlare di quella scuola. E così sarà, non fosse altro per via del sistema giudiziario italiano estremamente garantista (tre gradi di giudizio, senza grossi "filtri" di accesso).
Il comune di Gravina ha proposto, infatti, appello avverso la sentenza dello scorso 25 maggio. In quella decisione, il Tribunale di Bari, oltre ad affermare che "l'indennizzo assicurato all'espropriato, se non deve restituire una integrale riparazione per la perdita subita, non può essere fissata in misura irrisoria, ma deve rappresentare un serio ristoro, rapportato al valore bene", condannava il comune di Gravina al pagamento di circa 3 milioni di euro come risarcimento danni ai proprietari dei suoli.
Del resto un secondo grado di giudizio lo aveva preannunciato lo stesso Remo Barbi, in una nota inviata alla redazione all'indomani della pronuncia del giudice di prime cure: "Oggi siamo alla sentenza di primo grado e come l'esperienza insegna e, soprattutto sulla base delle argomentazioni del legale del Comune, occorre senz'altro aspettare l'appello e se necessario la Cassazione prima di suonare le trombe."
L'appello verterà sulla richiesta di sospensione dell'efficacia esecutiva della sentenza di primo grado, "sussistendone gravi e fondati motivi" e sulla richiesta di riforma della sentenza "in relazione alla quantificazione del risarcimento del danno che appare assolutamente esorbitante".
Ancora una volta verranno riesaminate le "scartoffie" relative ad un processo senza fine, cominciato nel 1992 quando l'amministrazione individuava un'area di 7978 metri quadri appartenenti per la maggior parte alle famiglie Preite e Capone e approvava il progetto per la costruzione di una scuola elementare, disponendo l'avvio del procedimento per l'espropriazione dei suoli.
Da quel momento in poi la richiesta dei proprietari, che portavano il palazzo di città tutto gravinese, nelle aule dei tribunali: dichiarare inefficace il decreto di esproprio, lamentando che lo stesso fosse stato emesso oltre il termine fissato per il compimento della procedura espropriativa (iniziata il 03 luglio 1992 e scaduto il 03 luglio 1997).
Grazia Lagreca
il 18 luglio alle 20.44
Dunque, come aveva suggerito uno degli angeli custodi del sindaco, abituato a diffidare le persone e a scappar via con la coda fra le gambe di fronte alla forza di certe argomentazioni che lo inchiodano alle sue responsabilità, l'Amministrazione comunale ha deciso di interporre appello avverso la sentenza di condanna del Tribunale di Bari per cui il nostro Comune pagherà, ai cittadini depredati della loro proprietà, la somma di 3 milioni circa di euro (ma se non si paga subito l'importo aumenta giorno per giorno) per sorte capitale e, soprattutto, interessi legali e svalutazione monetaria dal 03 luglio 1997 al soddisfo. Ora, due aspetti della vicenda intendo qui sottolineare: 1) Se il Comune avesse accettato la proposta transattiva formulata per iscritto dai privati sin dal 22/10/2010, le somme non sarebbero oggi così esorbitanti e, considerato che il Giudice ha fatto propria quella proposta, si sarebbe evitata la condanna al pagamento di oltre 51 mila euro di spese legali ed il costo di registrazione, pari al 3% dell'importo dovuto 2) Se fu proprio il Comune ad offrire, per una particella attigua dove venne poi costruita la strada, la somma di £ 400.000, come conta l'ufficio legale di vincere la causa e di ottenere la sospensione degli effetti esecutivi della sentenza di condanna ? Piuttosto, ci faccia sapere l'Assessore al Bilancio da dove intende reperire le risorse per pagare i debiti, visto che alla domanda formulata in un altro mio post non ha mai risposto.
I commenti rappresentano le opinioni personali dei lettori di GravinaLife e non dell'editore o degli autori.
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Mercoledì 19 Giugno 2013 






